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JAGO: HABEMUS HOMINEM
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 Villa Borghese. Museo Carlo Bilotti Aranciera. Cornice selvaggia e campestre per una mostra marmorea. Strana combinazione. Come anche strano è il titolo di questa mostra: “Habemus Hominem”, aperta fino al 2 aprile.
 Forse è perché l’artista in questione, Jago, ama scavare nella profondità dell’uomo.
 Ama ricercarne le imperfezioni che non sempre sono debolezze.
 Jago è un giovane scultore italiano che tramite la sua arte vuole interpretare un mondo contemporaneo veloce, cercando allo stesso tempo di rimanere legato al passato.
 Vuole ricercare semplicemente l’uomo.
A tale scopo, due sono le opere esposte nell’ala di questo museo: Papa Benedetto XVI e Venere.
 Ciò che colpisce di entrambe è come la carne riesca ad emergere prepotentemente dal marmo, facendo dimenticare all’osservatore la freddezza di questa materia.

 Papa Benedetto XVI è fiero nel rappresentare quel ruolo. Le mani giunte ispirano quasi alla riflessione e l’espressione comunica un qualcosa di misto tra serenità e tensione.
 Poi ci sono le rughe. Quei solchi che ricordano all’uomo lo scorrere del proprio tempo, le ferite e le sconfitte, ma anche le risate e le soddisfazioni. E sul quel viso c’è tanto leggere. Forse anche troppo.

 L’altra opera è Venere. La dea dell’Amore e della Bellezza. Ma questa non è la solita Venere. È una dea umana e la sua bellezza è sfiorita, scomposta. Le imperfezioni del demone tempo ci sono tutte, una per una. Un po' come le malattie di Roma. Però tutto questo decadere non fa che aumentarne la sua struggente poesia.
 Venere vecchia e Roma secolare. Ecco un altro strano connubio.


 Entrambe procedono a braccetto in un mondo che non fa che giudicarle, giustamente o ingiustamente che sia. Senza tregua. Forse è questo il senso di quel marmo così magnificamente lavorato. Far ricordare che il corpo decade ma non per questo decade anche lo spirito o chi si è. La cellulite, le vene gonfie, il seno cadente, di nuovo le rughe. Non sono forse i segni della nostra esistenza vissuta? Non sono forse le uniche certezze del nostro passato troppo spesso annebbiato dalla memoria e dalle emozioni?

 Ebbene, il corpo non mente e il tempo non ha pietà.


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