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LA MUSICA E’ DI CHI LA COMPRA

LA MUSICA E’ DI CHI LA COMPRA

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 Una lampadina rotta e quattro ubriaconi al bancone , questo motel mi fa schifo. Non ho fatto nulla di eclatante oggi a parte cambiare la suoneria del cellulare, vabbè,  ho anche parlato con una prostituita, scritto una canzone, ma la cosa più importante è stata cambiare quella maledetta suoneria.

 Ogni volta che squillava un telefono in strada, ero pronto a cliccare il tasto verde. Che fastidio. Ho sempre provato a differenziarmi, a fare qualcosa di diverso in tutti questi anni, a creare un qualcosa che sia mio, inerente all’ambito musicale e non. Cosi sai riconoscermi.

 Fuori si vedono le stelle, il cielo è apparentemente pulito e finalmente esco da quel tugurio. Non lo so dove sto andando , poi un giorno magari mi saprò dare una risposta, ma intanto vado. Milano fermata metro di Precotto, mentre  sto combattendo con i flash di mia madre che mi urla leva quelle cuffie che è pronta la cena, mi dirigo verso le scale per uscire;  odio il vento, forse più delle scale.
Cerco un buon Rum invecchiato, ma sono le dieci di mattina e  forse dovrei smetterla di avere queste voglie a quest’ora, tra l’altro non ho dormito ieri sera, pensavo troppo ad oggi.  Spostato dal centro di Milano, e anche di me stesso, fuori dalla mia città. Mi trovo tra questi enormi palazzi, una formica con le cuffie che sale all’ultimo piano di un grattacelo percorrendo scale come fossero tasti di un pianoforte.

 

 Ero in procinto di raggiungere gli uffici di un etichetta discografica, dovevo firmare  per la mia musica. Appena arrivato venni accolto da un team di all’incirca trenta persone che come da bravi robot, alla mia entrata tutti quanti saltarono in piedi incitando in coro, un meraviglioso BUONGIORNO.
  Oh merda, dissi dentro di me, o ieri notte in quel cazzo di motel ho fatto qualcosa di importante del tipo duettare in balcone con Jared Leto (scambiandolo per Gesù) , o molto probabilmente quel maledetto di Hassan mi ha venduto qualcosa di veramente fantastico. Beh ragazzi, ovviamente le mie ipotesi erano entrambe errate. Sono stato accolto come una divinità ma dopo qualche mese ogni luce venne a mancare. Da Dio sceso in terra passai a chi è questo, richiama più tardi, nel giro di pochi mesi.

 Volevano che indossassi altri vestiti, dovevo seguire un trend, dovevano scommettere sul cavallo vincente. Ma i miei testi pesavano oro, più dei loro investimenti. Come molti di voi già ben sanno, il mercato musicale funziona cosi. Non ascoltiamo più un testo ma il personaggio, ci vendono un personaggio il quale con un copione in mano recita la sua parte. Prima della mia esperienza, sapevo solo in parte di come sarebbe potuto funzionare ma questa volta l’ho provato sulla mia pelle ed  è stato peggio di quanto avevano detto.

 

 

 Quella strada che tanto mi sembrò piena di luce, diventò  un autostrada dove ero fermo al casello per pagare il pedaggio. Mi sono sentito un numero che doveva generare numeri. Mi domandavo, mentre la cercavo, dove mai poteva essere finita quell’emozione di un accordo azzeccato mentre riesco a chiudere il ritornello, quella frenetica voglia poi di correre in studio per registrarla.

 Ridatemi indietro la mia musica. Lei è un Salvagente, ma questa volta avevo bisogno io di lei. Mi allontanai, lasciai perdere ogni cosa ma a cena stavo sempre con le cuffie in testa, una cassa e un rullante picchiavano forte in me.

 

Ho un patto con l’acqua

Racconto emozioni giù a riva

Il mare poi le porta in deriva

È un pianoforte che suona

Un fiume conserva sempre una storia

Saranno cascate tempeste di sale

Scende l’amaro una goccia poi cade

Scendo in un soffio di vento, aspetto il tramonto

Le navi giù al porto il respiro è corto.

Stanotte mi sporgo scriverò un testo

Sull’acqua e se il sole ti sfiora

Lo sposto.


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