SUBITOMONDO

Storie dal mondo a portata di click

SULLA TUA STRADA
 8' di lettura

Roma, 21:10. Parcheggio la macchina, palleggio gli ultimi due tiri con Crone e poi entro all'ippodromo delle Capannelle. Oggi c'è il live di Salmo. Qualche birra, due chiacchere con Gemitaiz e poi tutti pronti a supportare. Bomba.. questo mix di Rock e Rap mi manda su di giri, soprattutto se Le Bon prende la chitarra e inizia a Rappare.

Sapevo di andare a sentire l'artista più completo della scena Rap Italiana e non mi sbagliavo. Praticamente è stato un sold out, un’ulteriore conferma del mio pensiero, “oggi il rap è il genere che trasporta la Nazione”. Anche se secondo me chi aveva più flow di tutti in assoluto era il buon Johnny Cash, si quel pazzo che faceva musica Country.

Per chi non lo conoscesse consiglio assolutamente l'ascolto per farsi un’idea. Il genere Country per certi aspetti si avvicina molto all'hip-hop e una dimostrazione di tutto ciò ce l'ha data Il conosciutissimo Rapper e cantautore Americano YELAWOLF.

Michael Wayne Atha sceglie come nome d’arte “Yelawolf”, che per i nativi americani significa: vita, luce, potere e fuoco. Questo nome è composto da “Yela”, che indica il colore giallo (yellow) e che per i nativi era sinonimo di fame, e da “Wolf”, sinonimo di sopravvivenza, che rappresenta la capacità di dare sempre il meglio di sé per andare avanti. Dopo un disco indipendente chiamato CreekWater, nel 2007 Yelawolf firma con la Columbia Records, ma il primo disco ufficiale non vede la luce e il rapper decide di abbandonare la casa discografica. Nel 2011 la vera svolta: Yelawolf viene scritturato da Eminem per la Shady Records, casa discografica del rapper di Detroit e, con l’aiuto del leggendario rapper e del suo team, Yelawolf inizia a incidere il suo secondo album ufficiale: “Radioactive” (pubblicato il 21 novembre 2011), che nella settimana di debutto vende 50.000 dischi e raggiunge il 27esimo posto nella Billboard 200 e nell’aprile 2012 raggiunge le 193.000 copie vendute negli USA.

 Mi sto rendendo sempre più conto di come da vent'anni a questa parte sia cambiato il mercato musicale Italiano, oggi il Rap in Italia dalla strada arriva alle Radio e cresce di gran misura la percentuale di giovani artisti che inizia la propria carriera musicale avvicinandosi proprio a questo genere. Mi iniziai ad avvicinare al Rap alla tenera età di tredici anni, si la musica di strada.

 Frequentavo la terza media statale nel mio quartiere di Roma, Cinecittà. Con i miei amici iniziavamo ad ascoltare il Rap Italiano, e sicuramente non avevamo la stessa scelta di ascolto che abbiamo adesso. Prima chi faceva Rap era lo sfigato di turno emarginato di strada che non avrebbe mai fatto una lira con la musica. Fibra, Caparezza, Bassi Maestro, Neffa. Ascoltavamo proprio loro.

 Per ascoltarli, per fortuna, (sempre per chi lo avesse) esisteva il programma Emule, che ti permetteva tramite dei server di scaricare musica. In radio al massimo potevano passare i Gemelli Diversi, per tutto il resto c'era Emule.

 Iniziai a cantare in alcuni piccoli centri sociali della periferia Romana, come paga mi veniva offerta al massimo una bevuta ma fondamentalmente il vero scopo di quelle serate era lasciare un messaggio a chi mi ascoltava e di certo non c’era l’interesse di un ritorno economico. La musica di strada va ascoltata, è vita, è senza vergogna, libera, nuda, vera e pura.

 Il popolo va ascoltato; bisogna saper toccare quelle lacrime per poi trasformarle in cura, trasformarle in musica. Ogni volta che penso a Roma e la sua musica, mi torna in mente la figura di Gabriella Ferri

 La voce femminile del popolo. Tra gli anni 40 e gli anni 50 un certo Mario Ruccione, noto compositore italiano, scrisse la celeberrima Vecchia Roma, brano interpretato da Claudio Villa e successivamente ripreso da Gabriella Ferri. Attraverso la giusta informazione possiamo riuscire a trovare, anche se solo in parte, delle piccole risposte.

 La voce della strada, della periferia Romana, all’epoca cantava di quel forte sentimento per la propria città, l’amore e il rispetto per il posto che ci ha cresciuti ed inoltre, da come viene descritto appunto nel testo di Vecchia Roma,  possiamo notare come già in quegli anni c’era questo tipo di pensiero critico a riguardo  della modernizzazione. 

 

Oggi er modernismo
der novecentismo
rinnovanno tutto va,
e l'usanze antiche e semplici
so' ricordi che sparischeno.

E tu Roma mia
senza nostargia
segui la modernità,
fai la progressista, l'universalista,
dici okey, hallo, thank you, ja ja.

sotto la luna
nun canti più
li stornelli,
le serenate de gioventù.

Er progresso
t'ha fatta grande
ma sta città,nun è quella
'ndo se viveva tant'anni fa.

 

Successivamente, negli Anni ’60, il termine musica pop in Italia era poco usato in favore del più generico musica leggera, sul finire della decade veniva usato per indicare genericamente tutti quei gruppi che uscivano dalle forme imposte dalla canzonetta, e che vedevano nel Festival di Sanremo il loro motore principale. Venivano quindi inseriti senza distinzione nella definizione di pop gruppi musicali che andavano dalla musica beat al rock psichedelico e al rock progressivo.

 Solo in seguito il termine "pop" fu usato con l'accezione con cui ci si riferisce a livello internazionale, con la classificazione e distinzione del rock come specifico genere alternativo. In quegli anni un giovanissimo Renato Zero, il cui vero nome è Renato Fiacchini, inizia a travestirsi e ad esibirsi in piccoli locali romani, e come sfida verso i tanti denigratori delle sue performance - "Sei uno zero" è una delle frasi che più si sente ripetere - assume il nome d'arte di Renato Zero.

 Viene notato da Don Lurio, in una delle tante serate trascorse al Piper, famoso locale notturno di Roma. Le sue canzoni racconteranno se stesso come uomo e come artista, l’amore e il sesso in tutte le sue declinazioni e precorreranno i tempi affrontando temi come la pedofilia, l’identità di genere, la droga, l’incomunicabilità, l’omosessualità, l’emarginazione, la violenza e la spiritualità in una Roma in completo stato di Caos.

 Negli anni ‘80 Jovanotti, che a Roma conobbe questo genere, incise e pubblicò l'album di debutto Jovanotti for President, caratterizzato da strofe rap cantate in lingua inglese. Si può dire che Jovanotti fu uno dei primi a fare rap in Italia ed a farlo conoscere al grande pubblico, ma senza mai avvicinarsi alla cultura hip hop.

 Successivamente gli venne riconosciuto un ruolo di "apripista" per l'hip hop in Italia, in realtà si può dire che Jovanotti fece sì che una forma di espressione già presente sul suolo italiano, spesso in ben altra veste, fosse conosciuta dal grande pubblico. I rapper di allora, tra cui Sangue Misto, Bassi Maestro e i Radical Stuff, rappavano prevalentemente in inglese testi propri sui modelli statunitensi, specializzandosi non solo nel rap ma in tutte le discipline dell'hip hop.

 A Roma negli anni 90 c’erano i Corveleno , gruppo musicale hardcore rap italiano costituito dal produttore DJ Squarta e dai rapper Primo Brown e Grandi Numeri . Primo Brown rappava con gli occhi di una tigre e sputava ogni rima sul mike con la stessa rabbia di un leone in gabbia, era musica cicatrene.

 

Io riprendo quota sopra una generazione vuota
Che non riesce a divertirsi manco con la droga
Presi male da ecstasy
Nessuna sfida in corso sanno già come arrendersi

Un sole più grosso perché deve riscaldare il mio arsenale per farlo brillare
Quando lo punto sulla capitale!       

(Primo Brown)

 

In tutto ciò c’era un Italia che non era ancora pronta a vedere breaker e cantanti rapper. Vi consiglio la visione di questo video per comprendere al meglio la situazione che c’era in quegli anni.

Nonostante l'Italia rimanga salda nell'underground, il mercato dei dischi, capeggiato da etichette indipendenti come la Portafoglio Lainz o la Vibrarecords, dà comunque dei risultati. E nel 2006 diversi MCs riescono ad ottenere un contratto discografico con delle majors: Mondo Marcio, giovane rapper milanese, firma per la EMI, Fabri Fibra, apprezzato e contestato artista di Senigallia, con la Universal, i romani Cor Veleno per la H2O Music (primi artisti italiani a sfruttare la musica formato digitale) e Amir MG per la Virgin Records.

Alcuni video indipendenti, come quello di Una Volta Sola dei Club Dogo, riescono ad arrivare su emittenti come All Music o MTV e guadagnare discrete posizioni nelle classifiche. Oggi ringraziando Dio non è più così!!

Oltre al fatto che c'è più scelta d’ascolto, è subentrato anche il digitale, ed è tutto a portata di click. In una playlist passo da Calcutta a Caparezza dai Sistem agli Angels & airwaves con estrema facilità. Il modo di ascoltare e pensare la musica è cambiato ed ha influenze profondissime sulla composizione del mercato discografico.

E’chiaro che se la musica è pensata come un qualcosa "ad uso e consumo" allora io produttore discografico dovrò cercare solamente grandi hit del cazzo per sbancare durante l'inverno e d'estate. Questo, chiaramente, influisce negativamente sulla qualità di ciò che circola, come in effetti possiamo ben notare oggi. E anche Roma e la sua scena musicale ne stanno risentendo.

Per colpa del sistema che è stato imposto in questi ultimi anni dalle etichette discografiche, molti artisti anche della scena romana non riescono ad emergere. Ma quel piccolo pubblico che è riuscito a conoscerli, non riesce più a staccarsi dalla loro musica, la vera musica, ancora indipendente in ogni suo senso.

Finisce il concerto, ritorno verso casa con il mio zainetto sulle spalle, il cielo è pulito e la città dorme. Mi metto a scrivere di te, Roma.

 

La mia vita non è raccogliere,

né arrivare,

ma partire ogni giorno e seminare ad ogni stagione

(E.Lives)


Ti potrebbero anche interessare