SUBITOMONDO

Storie dal mondo a portata di click

BELOVED BELGRADE
 6' di lettura

 Saranno i racconti di Paolo Rumiz, sarà che le storie della guerra di Jugoslavia mi hanno accompagnato nell’infanzia proprio come oggi accompagnano i bambini quelle in medio oriente, ma io sto viaggio lo aspettavo da tempo.

 Lo spostamento in aereo è turbolento, ma porta grandi chiacchierate. L’aeroporto e la città sono collegati benissimo, l’ostello è centrale, abbiamo il Wi-Fi, la ragazza alla reception è simpatica e nel nostro dormitorio da quattro ci siamo solo io e Federico, per cui spazio a volontà. Well begun is half done!

 La prima passeggiata per la città invece per me è complicata. Attraversando Il Kalemegdan, il più grande parco di Belgrado, finiamo con l’imbatterci nella fortezza. Probabilmente è il pregiudizio dovuto ai ricordi degli atti di guerra serbi ad indirizzarmi, ma vedergli orgogliosamente schierati intorno cannoni, carri armati, mitragliatrici e missili mi infastidisce.

 L’umore mi peggiora ulteriormente quando noto un bambino sorridente che si fa fotografare su un carro armato… lui sta sopra, orgoglioso, mentre i genitori da sotto lo festeggiano come si fa con gli eroi. Che a pensarlo così, in maniera leggera, uno può non vedere altro che un bimbo che gioca alla guerra, proprio come tutti hanno fatto o fanno, compreso me, con i soldatini o i videogames.

 Quello che mi disturba però è che proprio non riesco a comprendere per quale razza di motivo un bambino debba giocare alla guerra. Anzi, io proprio non capisco come abbiano fatto gioco e guerra ad entrare in relazione. Poi siamo anche capaci di star lì a chiederci da dove venga questa abitudine alla rabbia e alla distruzione che la guerra, per natura, dietro si porta.

 “Mezzi serviti per la salvezza della grande Serbia libera”, lo slogan che, nonostante l’apparente silenzio, tutti sentiamo passarci negli occhi e sulla pelle. Magari sarò condizionato dalla scena, ma a me, una mostra di oggetti di morte esposta con 'sta fierezza, non mi era mai capitata di vederla. Bah! Già è malato il fatto che qualcuno pensi sia normale esporlo per la città, ma l’idea stessa della proclamazione di grandezza e di pace attraverso l’esposizione di armi usate per sterminare famiglie mi sembra, tra tutte, la cosa più assurda.

 

 Da queste parti le cose, e le persone, hanno un’aura particolare; tutto dà l’impressione di riportare alla guerra. La sensazione è che la città sia come una donna uscita provata da una storia d’amore, che dopo un periodo di isolamento si ripropone alla vita come nuova ma non ancora convinta di voler accantonare il passato. Quel momento in cui comincia a raccontare in giro di aver superato, di aver dimenticato, nonostante non faccia poi altro che parlare dell’amore andato.

 Dovrebbe essere passato, ma in realtà è ancora li.

 Il tempo si, sa guarire le ferite, ma è chiaro che non sia in grado di portare via i segni. Lo senti anche poggiandoti a terra; il terreno è duro, scomodo. Probabilmente anche lui reagisce così alla durezza delle genti che qui hanno camminato. La terra ha memoria!

 Ma il cielo è bello e almeno il vento è buono, non ricorda dolori. Il vento, a differenza delle terre, è sempre nuovo. Il vento non resta.

 

“L’odio non cessa con l’odio, in nessun tempo; l’odio cessa con l’amore: è questa la legge eterna”

 

 Sono un tramonto dai colori straordinari e poi una pioggia intensa e lunga, presa addosso per tutta la sua splendida durata, a portarmi fuori quasi con violenza dal buio nel quale mi ero infilato.

 Ci ha rigenerato. Entriamo in un supermercato e compriamo una bottiglia di Slivovica, un distillato tipico di qui, e lo beviamo, ridendo e correndo, fino ad arrivare ai piedi del tempio di San Sava dove, proprio perché probabilmente ne abbiamo bevuto troppo, finiamo col fracassare la bottiglia a terra per un’incomprensione nello scambio.

 Fatto sta che, vuoi per la slivovica, vuoi per ‘sta bellissima pioggia o vuoi per il feeling particolare che ci ha sempre legato, questo che era un pomeriggio, ed è diventato ora una serata, è uno dei momenti più potenti che in vaggio io abbia mai vissuto.

 Torniamo in ostello, Federico va a lavarsi e io mi fermo un po' a ripensare, a scrivere. Esistono momenti, a volte attimi, che hanno invece bisogno di un'eternità per essere assorbiti; questa serata è una di quelle. È stato come quando una madre asciuga al figlio l’ultima bolla di sapone; quella passata d’amore che non pulisce solo il corpo, ma che ti fa brillare l’anima.

È dove l’uomo non può che il divino colora, e a me piace da pazzi starlo a guardare.

 La mattina il risveglio è complicato, per cui decidiamo di andarla a passare all’Ada Ciganlija, una penisola ricavata con la chiusura di un braccio del fiume Sava.

 Lungo le spiagge è pieno di bar e ristoranti, che sono separati dal lago da un sentiero pedonale affiancato da una pista ciclabile che gira tutt’intorno alla penisola.

 Ovunque è pieno di circoli e impianti sportivi: golf, canottaggio, campi da tennis, pallavolo, calcio, pallacanestro, bocce e addirittura paintball, in più sono attrezzati per lo skateboard, le immersioni, il pattinaggio, il bungee jumping e, per i più calmi, anche per gli scacchi.

 ‘Sta città è incredibile, più ci camminiamo più ce ne innamoriamo, e pensare che mi immaginavo di venire a viaggiare nel tempo, venendo a ritrovare una parte di quella vecchia europa ormai a noi lontana.

 Comunque ci godiamo un po’ la spiaggia, ci facciamo un bagno e poi ci sediamo per il pranzo. Dopo pranzo, mentre Federico va a farsi una passeggiata, io mi fermo nel locale a guardare la finale del Roland Garros che Nadal (il mio tennista preferito) e Djokovic - tennista serbo e numero uno del mondo – stanno per disputare.

 Vince Nadal, e grazie a Dio poco prima della fine della partita è tornato anche Federico perché le mie grida di gioia qui non le stanno prendendo benissimo!

Noi, per non saper ne leggere ne scrivere, ci alziamo e ce ne andiamo. Il passeggiare ci porta in una chiesa. Il silenzio è il solito delle chiese, accogliente; l’odore d’incenso anche, ma il pavimento… WOW!

 Tutto a terra è pieno di paglia e in giro, in ordine sparso, ci sono donne che la intrecciano per offrire corone. Assorte. Dedite.

 Per il mondo di meraviglie se ne possono trovare infinite, ma non credo esista qualcosa di più bello di una donna in venerazione.

 Bel simbolo poi quello della corona di paglia; non d’oro, di paglia. Niente è più ricco del cuore di un povero, no? E allora a che serve l’oro? L’oro non c’entra nulla con le chiese. Le chiese dovrebbero sempre essere piene di donne e di paglia!

 Forte e giusto soprattutto il messaggio che da una chiesa senza panche, come a ricordarci che dinanzi al Divino si inginocchia l’anima, non il corpo.

 Torno allegro; torno rinfrancato; torno pieno. Sempre più convinto che niente arricchisca come l’andare a vedere di persona e il vivere le cose direttamente sulla pelle.

 C’è una cosa che unisce molto quelli della mia età, ed è l’essere convinti di conoscere un qualcosa perché lo si è visto alla TV… Non vorrei giudicare, ma mi sembra davvero una pazzia.

 

“Il nuovo passo è andare avanti, lontano dal mio ieri. Ci sono molti modi di arrivare; il migliore, senza dubbio, è partire!”

 

Luca Brocchi

 

20140607_133901-01_wm

20140607_133901-01_wm

20140607_142905-01_wm

20140607_142905-01_wm

20140607_143645-02-01_wm

20140607_143645-02-01_wm

20140607_154911-01_wm

20140607_154911-01_wm

20140607_160145-01_wm

20140607_160145-01_wm

20140607_160849-01_wm

20140607_160849-01_wm

20140607_161221-01_wm

20140607_161221-01_wm

20140607_161737-01_wm

20140607_161737-01_wm

20140607_161846-01_wm

20140607_161846-01_wm

20140607_170907-01_wm

20140607_170907-01_wm

20140607_172734-01_wm

20140607_172734-01_wm

20140608_124837-01_wm

20140608_124837-01_wm

20140608_191305-01_wm

20140608_191305-01_wm

20140608_191937-01_wm

20140608_191937-01_wm

20140608_194443-01_wm

20140608_194443-01_wm

20140608_195003_Richtone(HDR)-01_wm

20140608_195003_Richtone(HDR)-01_wm

20140608_204645-01_wm

20140608_204645-01_wm

20140609_120538-01_wm

20140609_120538-01_wm

20140609_120545-01_wm

20140609_120545-01_wm

20140609_163119-01_wm

20140609_163119-01_wm


Ti potrebbero anche interessare