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GIAPPONESE: HIRAGANA, KATAKANA E KANJI

GIAPPONESE: HIRAGANA, KATAKANA E KANJI

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Konnichiwaaaaa

 Oggi mi piacerebbe darvi delle informazioni base sulla lingua giapponese, credo che potrebbero esservi utili o comunque potrebbero soddistare la vostra curiosità. Premetto che non sono un’insegnate e che il modo migliore di imparare una lingua è studiare direttamente nel paese scelto con dei madrelingua. Capita però che molte persone, per un motivo o per un altro, non hanno modo di spostarsi e qui entro in gioco io che, in questo articolo, cercherò di essere il più chiara possibile e risponderò a varie domande che mi vengono chieste spesso, così da togliere ogni dubbio.

 Ovviamente tutto ciò che vi dirò non entrerà nello specifico perché se no dovrei scrivere un libro. Iniziamo con il dire che il giapponese è formato da: Hiragana, Katakana e i famosi Kanji.

 L’ Hiragana, come il Katakana, è un sillabario ed è quello più usato per scrivere le funzioni grammaticali come ad esempio le particelle, gli aggettivi e soprattutto la coniugazione dei verbi. Questo sillabario, generalmente, è abbastanza semplice da imparare ed è composto da 46 sillabe di base a cui poi si vanno ad aggiungere quelle composte (è più semplice di quanto non sembri).

Regole di pronuncia:

H si deve sentire come in “hi!” in inglese

F diciamo che è una via di mezzo tra l’h e la f perché non esiste netta come in italiano

Ch ha un suono dolce, come in “cibo”

Sh anche questo suono è dolce come in “sciare”

Z anch’essa dolce, più simile ad una s

R una via di mezzo tra la R e la L, ascoltate qualche disocrso in giapponese per avere una chiara idea

G si legge come gh in “ghiro”

J si leggere come la nostra g come “giorno”

Y si leggere come una semplice i

 

 

 

 Come potete vedere a sinistra sono elencate le sillabe base, mentre a destra si può notare come il suono cambi aggiungendo  ” (dakuten)  o  °  (Handakuten).  Per esempio prendiamo l’Hiragana HA  (che è l’unico a cui si può aggiungere °) : se ad HA aggiungiamo  il dakuten, si leggerà BA mentre se aggiungiamo l’handakuten diventerà PA, è abbastanza semplice no?

= ha                  = ba       ぱ= pa

 Le sillabe composte invece, come potete vedere in basso a destra, sono appunto l’unione di due hiragana di cui il secondo si scriverà semplicemente un po’ più piccolo. Per esempio il verso del gatto in Giappone è “Nya”, per scrivere nya si usano due hiragana ovvero に  ni  e や  ya che diventa più piccolo e quindi si  scriverà にゃ.    Vedete la differenza?

 

 Mentre per indicare le doppie si usa il “piccolo tsu” .

 Esempio:  ざっし = rivista (zasshi,  aggiungendo    dopo ZA , la seconda sillaba si leggerà SSHI)

 Può capitare anche di trovare delle vocali doppie; ad esempio, in giapponese,  no si dice iie いいえ. Molto spesso in giapponese, per allungare il suono della o si aggiunge la u alla fine, ad esempio “Arigatou” si dice Arigato mantenendo leggermente la o.

 

      

 Il katakana si usa essenzialmente per scrivere i nomi stranieri o  qualsiasi parola di origine straniera. Capita molto spesso di trovare nei manga le onomatopee scritte con questo sillabario. Ma uno dei suoi particolari usi è che funziona come il nostro “grassetto” ovvero è spesso usato per mettere in evidenza una parola  che in genere è scritta in hiragana o in kanji. Come per l’iragana la pronuncia cambia se c’è il dakuten o l’handakuten, c’è la stessa regola anche per le doppie, ovvero per crearle basta aggiungere un piccolo tsu tra le due sillabe.

 

 Ma questa volta invece non troveremo la u finale ma, per allungare le vocali aggiungeremo semplicemente un trattino:

ラーメン Ramen 

 ケーキ   Keeki  (una delle mie parole preferite, proviene dall’inglese Cake)

 

 Dovete fare molta attenzione all’allungamento delle vocali perché in molte parole è fondamentale per distinguerle da altre.

Esempio: ビール biiru ovvero birra, mentre ビル  biru ovvero edificio (dall’inglese building).

 

 Un’altra caratteristica del katakana è che deve creare (a differenza dell’hiragana) dei suoni che non esistono in Giapponese, ad esempio v ed f.

ファ = fa       フィ= fi     ヴァ= va   ヴィ= vi

 

 

 

Cosa sono i Kanji?

 Il temine “Kanji” si divide in “Kan” inteso come Cina in generale e “Ji” che significa carattere, quindi la parola Kanji equivale a dire caratteri cinesi. Essi sono degli ideogrammi che, come avrete intuito, furuno importati in antichità in Giappone e poi, nel 1946, furono semplificati perciò molti Kanji non sono più uguali a quelli cinesi.

Se so leggere i Kanji giapponesi allora posso leggere anche in cinese?

 Direi proprio di no. Questo perché il giapponese è, per nostra fortuna (perché è più facile), atonale mentre il cinese è tonale e questo già cambierebbe tutto a livello fonetico. In più provando ad ascoltare qualcosa in Giapponese e poi qualcosa in Cinese  potrete rendervi conto di quanto siano differenti queste due lingue.

Quanti kanji devo sapere per poter leggere e scrivere bene il Giapponese?

 Di questi ideogrammi ne esistono davvero tanti, credetemi, ed è per questo motivo che esiste una lista di kanji utili (anche perché molti kanji non vengono più utilizzati o comunque molto raramente) “Joyokanji” che fù aggiornata,l’ultima volta, nel 2010 e contiene 2136 kanji. Sono più o meno tutti quelli che un giapponese medio conosce, perché gli vengono insegnati durante gli anni di scuola,da quelli più semplici a quelli più complicati. Perciò per poter leggere e scrivere come un giapponene  si devono imparare presto o tardi un po’ tutti.

 Ci sono ancora tantissime cose da dire a riguardo ma  credo che per oggi vi ho dato già abbastanza informazioni da imparare, quindi per adesso concentratevi solamente sull’imparare i sillabbari e sulle varie pronuncie. Per qualsiasi dubbio non esistate a farmi domande nei commenti!

 

Yaneeeeeeeeeeeee

 


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