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IL CUORE DEL KENYA
 3' di lettura

 Il Kenya è un posto dal quale si riceve esattamente quello che in lui si cerca, veste a pennello quasi ogni tipo di visitatore. 

 Indossa infatti tante facce diverse ma solo a pochi mostra quella vera, ciò che realmente rappresentanza. Lo fa con chi è lì per coglierne l'anima e quando rivela il suo vero volto, ti tatua dentro. Per sempre!

 Il primo impatto non è dei migliori, si atterra a Mombasa con prime reali difficoltà respiratorie date da quello che chiamo effetto bagno turco, perché il caldo infernale e l'altissimo tasso di umidità lo riproducono fedelmente. Le valigie vengono ritirate completamente bagnate.

 Da lì per raggiungere Malindi o Watamu passano quasi tre ore su pullman anni '70 che cercano di farsi strada tra percorsi sterrati costellati di buche, che si sentono tutte.

 L'arrivo al resort però generalmente risarcisce del disagio. Ci si trova infatti in notevoli strutture che affacciano su quel mare dai mille colori, con quel cielo, blu intenso, basso al punto da far sembrare quasi di poter toccare le nuvole e quella sabbia borotalco che una volta calpestata non si dimentica più.

 Il mare la mattina si ritira per km permettendo ai volenterosi bagnanti di fare lunghe passeggiate in quelli che già nel pomeriggio tornano ad essere i suoi fondali.

 Nulla avviene senza l'invadente presenza dei beach boys. Giovani kenyoti che, sulle spiagge, attendono i turisti smaniosi di guadagnarsi un pezzo di pane cercando di vendere braccialetti, parei, ninnoli vari piuttosto che di offrirsi come improvvisate guide turistiche. 

 

 La prima sensazione è di profondo fastidio ma se poi si decide di dar loro una possibilità, anche solo scambiando poche chiacchiere, si scopre che questi ragazzi custodiscono dentro di loro un mondo grande e profondo come il mare sul quale passano le giornate. Ti raccontano cosa significa per loro vivere lì, mentre magari ti accompagnano, per pochi euro, a quella che chiamano Sardegna 2.

 Ma fino a qui ancora parliamo di una bella meta turistica. 

La faccenda cambia quando si decide di togliersi la benda dagli occhi andando alle porte della Savana.

 Lì vivono le tribù indigene, e si trovano padri indaffarati a rafforzare le proprie capanne in vista dell'arrivo delle piogge, madri preoccupate perché quell'acqua che cadrà torrenziale significherà il ritorno della Malaria e ovviamente bambini. Lì si trovano anche tanti bambini dagli occhi grandi, dai vestiti logori e dall'odore forte. Un odore così assoluto che dopo mesi ancora si avverte nelle narici e si ricorda per anni.

 Loro non hanno niente, inteso nel senso più letterario del termine, ma ridono, ballano e cantano intorno a te, mentre i più piccoli ti vengono proprio in braccio. Stringere uno di quegli esserini genera solo dolore, frustrazione e impotenza. Significa incontrarsi faccia a faccia con l'ingiustizia.

 Lì guardi e pensi che molti di loro non supereranno quelle maledette piogge perché contrarranno la malaria.

Le loro mamme li prenderanno in braccio e si incammineranno verso Malindi nel disperato tentativo di mantenerli in vita per farli vaccinare. Perché solo a Malindi è possibile farlo, ma quel cammino dura circa 5 o 6 giorni se si evitano soste e a questi piccoli non viene concesso tanto. 

 Sono bambini che non chiedono i giochi o le caramelle che sono abituati a ricevere dai turisti, ma acqua, riso e la possibilità di diventare grandi. 

 Andate a trovare queste anime, portategli quello che veramente gli serve: cibo, farmaci, vestiti e amore.     Permettete al Kenya di lasciarvi qualcosa di più che una bella abbronzatura e la foto con la stella marina. Ci passate davanti per andare a fare uno dei tanti Safari, generalmente a Tsavo

 A proposito, fateli i Safari, non esiste nulla di più bello del vedere gli animali liberi nella loro Savana.


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