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ROMA L’ARABA FENICE
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Baglioni, noto figlio di questa splendida città, canta: ”Quell’attimo di eterno che non c’è”… bene, trovarsi a Roma significa metterne insieme tanti di quegli attimi che però ci sono e, davvero, si sentono tutti.


Roma è la grande Araba Fenice del mondo. Basti pensare che durante l’impero Romano era considerata la New York di oggi, il centro del pianeta. Tutto faceva capo a Lei, la regina indiscussa. L’avvento di Nerone la ridusse in cenere e Lei morì insieme ai suoi romani e al suo prestigio. Ma più avanti risorse, altroché se risorse. Fu polverizzata da Nerone, trucidata dai lanzichenecchi, annientata dalla peste, deturpata da sciacalli, terremoti e bombardamenti ma questa straordinaria città ha sempre rialzato maestosamente la testa: è sempre risorta.


Camminare con gli occhi alzati guardando gli archi del Colosseo, riempiti quasi sempre dal più celeste o dal più stellato dei cieli; percorrere ogni singolo sampietrino attraversando quel che resta della gloria assoluta di Augusto, Traiano e Cesare; sostare davanti al cavallo del Vittoriano, gettare speranzosi una monetina nella più famosa fontana del mondo, affacciarsi dal belvedere del Pincio osservando sotto di sé il caotico tran tran di Piazza del Popolo tra turisti affascinati e romani trafilati. E niente di tutto questo viene fatto senza avere la sensazione di far parte di qualcosa di molto più grande, di atavico, senza sentire quel senso di continuità, senza respirare un’aria diversa da qualunque altra, un’aria che sa di vittoria, di dignitosa regalità, di eterno.


Percorrere i vicoli del centro storico, scovarne una delle sue tipiche trattorie dalle tovaglie bianche a scacchi rossi e sedersi per gustare un bel calice di vino rosso davanti a una carbonara, piuttosto che a un’amatriciana o una cacio e pepe, basterebbe a giustificare il più lungo dei viaggi. Magari in una giornata qualunque di autunno, mangiando fuori, come se fosse primavera inoltrata o l’inizio dell’estate, con un mandolino di qualche buon uomo in cerca di guadagnarsi la giornata suonato in sottofondo. 
Perché Roma è anche l’arte dell’arrangiarsi, di improbabili suonatori, di improvvisati gladiatori davanti al Colosseo o di zampognari nel periodo natalizio. 
Lei conserva come la più nostalgica delle madri: l’eccellenza del Bernini, la perfezione di Michelangelo, la genialità del Caravaggio e potrei continuare ancora e ancora perché Lei ha conservato tutto e lo mostra instancabilmente ai suoi ospiti e ai suoi figli con orgoglio e tanto amore.

Roma accoglie, scalda, converte; è generosa… non copre i suoi millenni, li lascia lì a cielo aperto sotto gli occhi di chiunque. Non teme le intemperie, le stagioni, gli sciacalli. Lei non teme nulla, sa di essere più forte di tutto e tutti. 
Lo ha dimostrato.
Il suo nome letto al contrario è Amor. 
Lei è!


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