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BALLIAMO SUL MONDO
 11' di lettura

 Le sue parole accarezzano, dolci, quasi abbia paura di pronunciarle per non tradirne il significato, quello sentito, vissuto.
 Lui è Alessio, ballerino professionista, che studia danza dall’età di quindici anni. Oltre alla danza ha una grande passione per il viaggio, ed è per questo che incastra programmi, serate ed eventi a giri in macchina sulla Monument Valley e a passeggiate tra le foreste della Thailandia.

 

Cosi giovane e con già tutta questa esperienza alle spalle, quando hai iniziato a viaggiare?

 Il primo viaggio è stato alle medie, facevo teatro e feci un provino organizzato con un gemellaggio tra Francia e Spagna con un regista che veniva da fuori e fui preso; durò circa dieci giorni. Lo feci sia in prima media che in seconda.

 Da lì è partita la mia passione, anche se iniziate le superiori è andata un po’ a scemare, in secondo iniziai a fare danza, era molto impegnativa, non avevo soldi miei per andare in giro e non volevo pesare sulla famiglia. Così iniziai a lavoricchiare come assistente per la direttrice artistica di Veratour e Sprintour, due tour operator grandissimi, e praticamente grazie a questa opportunità facevo vacanze gratis; anzi, riuscivo anche a guadagnare. Con loro feci Sharm el Sheik, Fuerteventura, e Tunisia varie volte.

 Finita la scuola presi un anno sabatico, come la maggior parte degli adolescenti, perché non sapevo cosa volevo fare nella vita. La danza, si, mi faceva fare qualche lavoretto ma per me era un gioco, una passione, più che un lavoro. Dopo due audizioni andate male misi in dubbio anche quello, così decisi di partire. Feci Parigi, Londra e Madrid, di cui mi innamorai, tanto che tornato in Italia iniziai a mettere soldi da parte per trasferirmi li, solo che poi mi presero per un lavoro, il mio primo programma televisivo come corpo di ballo, con Max Giusti.
 In quel periodo conobbi l’amore e slittò tutta la storia di Madrid, ma cominciò la mia carriera di ballerino che, tra un impegno e l’altro, mi portò a girare l’Europa.

 

Quindi per quel periodo solo viaggi brevi?

 Assolutamente. Tra i tanti ci sono poi quelli, diciamo, importanti. La Florida fu il primo viaggio “grande” di piacere. È stato fantastico. Miami, Key West… da dove tra l’altro è possibile vedere Cuba.

 La seconda tappa e stata Everglades, ci hanno portato con l’airboat a visitare queste paludi immense, tipo CSI Miami, e c’erano moltissimi esemplari di alligatori, una cosa pazzesca. Dopo di che siamo saliti a Orlando, dove feci i tre parchi divertimento più famosi e devo dire che sono spaziali. Finimmo il viaggio con dieci gironi a New York dove abbiamo assistito ad una delle messe di Harlem, una delle messe Gospel tra le più famose della città. La fortuna ha voluto che capitassimo in una giornata di battesimi. Al centro della chiesa, l’Abyssinian Baptist Church, c’era una piscina, non una vasca, una vera piscina, e il prete arrivava direttamente dall’eucarestia passando dall’acqua. Cantavano e battevano le mani.. se capitate a New York non potete perderla!

 

Ne parli in maniera entusiasta, sei più tornato negli Stati Uniti?

 Non da molto ho fatto un viaggio inaspettato; una sera andai a prendere da bere a Ponte Milvio con un collega, Michele, che mi raccontò che aveva prenotato un viaggio di lavoro e che sarebbe andato da solo, facendo dieci giorni a NY, quindici a LA e di nuovo dieci a NY. Mi incuriosì, ma avendo già dei lavori prefissati nel mese di giugno accantonai subito l’idea.

 Venivo da un periodo non facile, nonostante l’ultimo anno il lavoro mi aveva dato molte soddisfazioni, e volevo fare un viaggio che aprisse la mia mente e soprattutto che mi aiutasse a ritrovare me stesso. Avevo appena finito un programma importante, Ciao Darwin, che mi aveva fatto guadagnar bene e quindi potevo permettermi una pazzia. Così lo chiamai e dopo pochi giorni fermai i biglietti.

Decisi di passare per San Francisco per poi raggiungerlo a Los Angeles.

 La città è sicuramente molto bella, ma se arrivi di notte, da solo e con la strada piena di barboni.. beh, non è proprio il massimo. Non sapevo dove dovevo andare. Il mio primo viaggio da solo non era partito poi benissimo, ma mi feci coraggio e poco dopo trovai finalmente l’ostello.

 La mattina uscii presto, verso le otto, e vedevo gente strana in giro: ragazze con gonne piene di tulle.. mi domandavo se in quel posto si andava così al lavoro e con un sorriso mi diressi verso il porto per vedere il Golden Gate Bridge.

 Girando un angolo mi si aprii un mondo, c’era il gay pride! La città era invasa di persone, tutte pieni di arcobaleni, con questi carri bellissimi, c’era di tutto e di più. È stato bellissimo!

 

 

Complicata si, ma possiamo dire che tutte queste esperienze ti hanno reso più forte?

 Si, mi hanno reso molto più forte. Stare da solo a San Francisco ha fatto iniziare il mio percorso “mentale”. Mi bastava fermarmi su una panchina del molo per avere intorno a me gente di ogni etnia e appartenenza sociale, dal turista al barbone, all’artista di strada che suona, e voltandomi potevo vedere delle ragazze ballare e divertirsi in mezzo la strada. Magari con di fronte Alcatraz.

 La vita è breve, ma è lunga abbastanza da farci godere e da riempirci l’anima con le meraviglie di tutto il mondo.

 È stato come svegliarsi da un lungo sonno, mi resi conto che non era tanto quello che dovevo chiudere ma da cosa dovevo ricominciare.

 

Parli della vita privata o lavorativa?

 Il mio più grande malessere era non sapere cosa volevo fare in futuro, mi resi conto che avevo molte persone in standby nella mia vita, persone che mi avevano ferito. Tornato dal viaggio ho chiuso molti rapporti negativi per me, e, al contrario, ho dato più possibilità ad altre persone.. insomma, ho iniziato a seguire il mio istinto.

 Anche nella famiglia, sono sempre stato molto legato a loro ma non so perché questa esperienza ci ha fatto unire ancora di più, ho riscoperto un amore che non manifestavo da molto tempo. Ho imparato che spesso non manifestiamo il bene, a volte per vergogna o perché diamo tutto per scontato, invece adesso non lo sottovaluto perché non si può mai sapere cosa succede nella vita ed è giusto che le persone che hai vicino sappiano che tu ci sei, che sei presente.

 Questo viaggio mi ha aiutato a fare scelte giuste. Evidentemente perché ho iniziato a seguire il mio istinto, è stato come rinascere. Buono sotto tutti i punti di vista, diciamo una manna scesa dal cielo. Anche nel lavoro mi ha dato una carica e una motivazione diversa da quella che avevo.

 

Tornando a San Francisco…

Giusto, da bravo sentimentalista quale sono sto divagando..

 Il giorno dopo arrivò il mio collega da NY, prendemmo una macchina e iniziammo a girare. San Diego, Venice Beach e Santa Monica... Finché arrivò il giorno per me tanto atteso, ovvero Las Vegas. Avevo programmato tutto alla perfezione, se non fosse stato per i km infiniti di quei deserti che non avevo calcolato e i cinquanta gradi all'ombra del mese di luglio.

 Ma non ci siamo scoraggiati e così partimmo per la Death Valley (la valle della morte).

 Partimmo da Los Angeles con il navigatore impostato, ma non si arrivava mai. I benzinai non erano a portata di mano e avevamo l’aria condizionata al massimo. Un particolare che ricordo bene era la mia guida che diceva “mi raccomando evitare le ore di caldo assoluto e non esagerare con l’aria condizionata, la macchina potrebbe surriscaldarsi e così non partire più”, ecco, noi eravamo nel pieno del deserto a mezzogiorno e mezzo con l’aria al massimo per i cinquanta gradi fuori. “Arrivati a destinazione”, diceva il navigatore, ma davanti non avevamo che una sbarra, una stradina e nessuna indicazione.

 Imboccammo questa strada, intorno avevamo solo montagne e deserto, nessuna macchina in giro, niente di niente, e senza acqua per giunta.

 La temperatura del suolo nella Death Valley arriva circa al doppio di quella segnata dalla macchina. Avevamo circa 100 gradi sotto i piedi. Andammo nel panico, tanto che il mio compagno di viaggio voleva tornare indietro, ma la pompa di benzina era ormai passata da un bel pezzo… così cercai di calmarlo e proseguimmo. Non parlammo, fino a quando non vedemmo una macchina ferma sul lato della strada e ci fermiamo per chiedere informazioni. Avevamo trovato una famiglia toscana, incredibile!
 Ripartimmo più tranquilli e poco dopo arrivammo, tra continui momenti di panico per la macchina che camminava a stento, in una specie di oasi, che era poi il centro della Death Valley.

 

 

Immagino poi vi siate finalmente diretti a Las Vegas.. la aspettavi da tanto, com’è stato l’impatto con la città del peccato? 

Oh, mi dispiace, ma non posso dirvi nulla. Solo che è davvero pazzesca. Avevamo deciso che Las Vegas sarebbe stata la nostra notte da leoni, come si suol dire, e che tutto quello che sarebbe successo a Las Vegas sarebbe rimasto a Las Vegas. E così è stato. Per immaginarla dovete viverla.. Posso dirvi solo che la serata iniziò malino, eravamo quasi annoiati. Beh, siamo tornati in albergo la mattina dopo. Praticamente abbiamo pagato la stanza solo per poggiare i bagagli.

Il mattino dopo ci siamo incamminati verso il Grand Canyon dove abbiamo visto il tramonto, mentre nella Monument Valley vedemmo l’alba. Avevo sentito dire che era una cosa meravigliosa, e infatti così è stato.

 

 Da li abbiamo fatto una sosta a Lake Powell, dove c’è il famoso ferro di cavallo che si vede spesso nei film americani. Uno dei panorami più belli del viaggio. Arrivammo poi a Bryce Canyon nell’ora del tramonto, una cosa pazzesca, in quell’ora tutta la montagna si colora di un arancione salmonato. Indescrivibile.

Nel tragitto poi per tornare a Los Angeles abbiamo replicato una seconda notte a Las Vegas…

 

Adesso però devi raccontarmi qualcosa!

 Diciamo che non è stata molto diversa, tranne che ci siamo goduti anche il pomeriggio. Facemmo un pool party nell’albergo, bellissimo, bar e cocktail dentro la piscina.. e la sera siamo andati a vedere le Cirque Du Soleil, uno spettacolo nell’acqua, una cosa fantastica.. chi capita li deve assolutamente vederlo. La nottata ovviamente fa parte delle cose che non posso rivelare, quindi continuiamo il viaggio.

 La mattina, non vi dico in che condizioni, ci siamo avviati verso Los Angeles dove abbiamo dedicato una settimana circa a questa immensa città. Holliwood, che vi dirò, tutto bellissimo, ma non paragonabile ai paesaggi e ai colori visti i giorni prima.
 La fortuna è stata viverla con una ragazza del posto. Ricordo di una sera che siamo andati a ballare in un locale cubano che se non fosse stato per lei mai, e dico mai, ci sarei potuto finire li dentro. Arrivammo in questo posto che sembrava una catapecchia, entrammo dentro una specie di casa, ad un certo punto un signore ci aprì due ante di un armadio, si un ‘armadio, dove c’erano tutti panni appesi, dietro ai quali c’era l’entrata. Il locale era nascosto, sotterraneo, dietro l’armadio di una casa. Stranissimo e bellissimo allo stesso tempo. 

 

Qui finisce il tuo viaggio quindi?

È stata la fine e l’inizio in verità.

 Gli ultimi giorni conobbi una persona, tutt’ora molto importante per me, sai quelle persone che arrivano nel posto giusto al momento giusto?

 Mancava poco alla partenza e decisi di rilassarmi in piscina mentre il mio amico faceva lezione, finché un giorno mi convinse ad andare, e li conobbi Sisco, insegnante/coreografo, ci feci subito amicizia e nei giorni a seguire entrammo in confidenza. Rimasi basito. Ballare in quel modo è stato come risvegliarmi. Li, per la prima volta ho pensato: questo, voglio fare questo nella vita!

 Avevo un nuovo sogno, ma in realtà vecchio.. gli anni e le varie esperienze negative avevano affievolito il tutto. Avevo semplicemente capito, di nuovo, cosa volevo.

 Questo viaggio è stato fondamentale per me, ho conosciuto e scoperto persone ora molto importanti. È stato tutto.. Wow! Ho visto posti meravigliosi. Ho vissuto silenzi nei di paesaggi mai visti. È stato tutto come doveva essere. E Sisco è stata la ciliegina finale. Mi ha dato quell’input che cercavo, facendomi sentire piccolo come mai nessuno mi aveva fatto sentire nella vita, e “grande” nello stesso tempo, perché pieno di cose da poter dare. Grazie a lui ho imparato a dare di più.

 A parte le bellezze che tutti vedono, custodisco questa esperienza come uno dei viaggi più belli, e ne approfitto per ringraziare Michele, che quella sera a Ponte Milvio mi ha parlato di questa meraviglia.

 

"Resterai vivo ancora per pochi anni; goditeli, divertiti, sii felice, danza, ama e grazie al tuo amore, alla tua danza, al tuo profondo egoismo, l’energia comincerà a straripare. Sarai in grado di condividere con gli altri. L’amore, per me, è una delle cose più egoiste che esistano."

Con te e senza di te - Osho 

 


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