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LA ISLA FELIZ
 5' di lettura

Marika ha trentadue anni, è di una dolcezza unica, e ha un figlio di sei anni che ha preso il suo primo volo quando ne aveva solo quattro per andare a trovare la nonna.
 Quattro anni e un volo lungo circa dieci ore. Il suo compagno è cubano e grazie a lui ha realizzato il suo sogno: andare a Cuba. Ci parla di un isola fatta di mare, di sole, di gioia e sorrisi, ma soprattutto di occhi.

 

Andare a Cuba è sempre stato il tuo sogno a quanto ho capito, vero?

 Da sempre!!

Il primo ricordo, così, su due piedi?

 L’emozione. Nessun odore e nessuna vista. Ricordo il misto di gioia e agitazione che avevo dentro, principalmente perché ad attenderci c’era il padre di Jesùs, il mio compagno, ed era la prima volta che lo incontravo.

 È stato anche il primo viaggio di Salvatore, mio figlio, ed è stato bravissimo.

Piccoli viaggiatori crescono… Qual'è stata la prima tappa di questo sogno realizzato?

 L’Havana. Premetto che le mie aspettative erano alte, essendo la capitale mi aspettavo di vedere, che so, una Piazza di Spagna, invece ho trovato l’opposto. Strade rotte, gente scalza che vuole venderti qualsiasi cosa.. bisogna viverla due volte per vederla sotto un altro aspetto.

 Dopo tre giorni siamo andati a Cienfuegos, la città del mio compagno, e li ho trovato tutta la meraviglia che sentivo dai racconti, li ho trovato la Cuba che sognavo.

Avete alloggiato dalla madre di Jesùs immagino…

Si, a El Tulipan, una zona periferica di Ceanfuegos.

Come eravate organizzati?

 È stato un po’ complicato. Mia suocera vive in un appartamento di circa trenta metri quadri, dovevamo arrangiarci, si dormiva in tre in un letto, a volte per terra per il caldo terribile di quel periodo. Ti dirò che da turista è stato anche divertente ma devo ammettere che se dovessi farlo abitualmente la vita sarebbe davvero disagiata, al posto della doccia si usa una ciotolina per sciacquarsi.
 La cosa curiosa è che nonostante le case siano piccolissime troverai sempre dentro almeno una sedia a dondolo.

Forse siamo noi che abbiamo troppo, ci pensi mai?

 Già… per loro infatti non è un disagio ma la normalità.

Dove mangiavate in una casa così piccola?

 In realtà quasi mai a casa. La maggior parte delle volte mangiavamo fuori con gli amici di Jesùs. A Cuba ci sono due tipi di ristoranti: uno per i cubani e uno per i turisti.

La differenza immagino sia il prezzo…

Esatto. Per una cena di quattro persone si spendono circa quindici pesos. È vero che non si ha molta scelta sul cibo ma visto il prezzo non ci fai caso. Le poche volte che mangiavamo a casa era rigorosamente pesce, che ha tutt’altro sapore dal nostro. Andavamo a prenderlo dai pescatori, ovviamente a due soldi. Si contratta per ogni cosa li.

Hai assaggiato qualche pietanza particolare?

 Le loro specialità. Ovvero: coccodrillo, alce e tartaruga.. Piatti prelibati.

E gli amici di Jesùs come ti hanno accolta?

 Oh, benissimo è dir poco! Ma in generale i cubani sono tutti, o quasi, molto accoglienti. Sono sempre allegri, spensierati… gli sorridono gli occhi. Sembrava di conoscerli da una vita, mi accontentavano qualsiasi cosa volessi fare. Ogni mio desiderio era un ordine ed io ero una bambina che voleva provare ogni gioco.

A proposito di giochi… raccontami di queste serate cubane.

 Sono infinite! Dalla mattina si rimane in spiaggia fino alle 21. Si balla fino alle 5 di notte e poi si torna in spiaggia con una bottiglia di rum. Praticamente vivi sulla riva del mare!

Il sogno di tutti mi viene da dire

 In teoria.. io ho fatto fatica ad adattarmi. Capisco il mare fino a tardi, nell’ora del tramonto si perdono i colori più belli se si va via. Ma dopo la discoteca me ne sarei andata volentieri a casa a dormire, come se la mattina avessi dovuto fare chissà cosa.
 Per non parlare dei problemi che hanno con la carta. Fuori dai bagni trovi delle signore con i rotoli di carta igienica e ne distribuiscono a chi deve andare in bagno, un solo fogliettino, due, se ti dice bene.

Questa cosa rimase impressa anche a me… nei ristoranti dividono i tovaglioli di carta e ne fanno quattro pezzi, un quarto ciascuno.

 E nessuno ci fa caso. Sarebbe bello essere un po’ come loro, vivere con quella spensieratezza, dovuta sicuramente dal fatto di non avere doveri.
 Sono andata via con una magone nello stomaco, ho salutato mia suocera piangendo. Ci sono dei posti nascosti meravigliosi… delle cascate vicino Cienfuegos immerse nel verde, un paradiso.

Perché consiglieresti a qualcuno di andare a Cuba?

 Per gli occhi. Per far vedere che nonostante i problemi si può sorridere lo stesso. Trovano il bello in ogni situazione.

 

Nel frattempo ci spostiamo in sala e noto che Salvatore  sfoglia delle foto di Cuba, appunto.

 

Ciao Salvatore, mamma mi ha raccontato che sei stato a Cuba..

 Si. Mangiavamo il riso e la carne.

E cosa ricordi, a parte il cibo?

 Ricordo gli abbracci di nonna e i giochi con Selma, la mia sorellina che vive li.

A cosa giocavate?

 Con il domino e con la terra e con la sabbia anche… e a nascondino.

 

Non ci sono videogiochi, non hanno televisori e tablet. I pochi telefoni che ci sono non hanno internet. Sono con i tastini, vecchio stile. Eppure, a vederli sembra non gli manchi niente.

Cuba è calda, anche se fa freddo, anche se piove. È calda dentro. Sprigiona gioia, esce dalla terra e ti entra nell’anima. A cuba non si può non essere felici. Si sorride all’arrivo e si va via con la consapevolezza che in quell’isola magica, prima o poi, si debba tornare.


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